Museo Casa di Giorgione

Giorgione, artista e mito. L'esperienza unica della sua casa e del suo mondo.


Descrizione

In un percorso tra buio e luce, il nuovo Museo Casa Giorgione avvolge il visitatore e attraversa l'enigma del Maestro di Castelfranco. Oggetti preziosi, antichi personaggi, ricostruzioni architettoniche e d'ambiente compaiono dall'oscurità per raccontare il tempo e il territorio dell'artista, altri attendono il visitatore avvolti da una luce chiara, che scava nella sua pittura rivoluzionaria, carica di messaggi mai pienamente svelati.
Tre i grandi protagonisti del Museo: la celebre Pala, il Fregio e la Casa, detta di Giorgione, che ospita l'esposizione permanente. Attorno a questo straordinario patrimonio della città di Castelfranco il percorso museale materializza le atmosfere tra fine ‘400 e inizio ‘500, valorizzando un contesto davvero unico al mondo.
A piccoli passi si entra così nelle opere di Giorgione e nella sua epoca
straordinaria e poco conosciuta: dalla Pala emergono antiche armature e tessuti preziosi, per raccontare la storia di un dipinto e della Marca Trevigiana. Gli oltre 100 pezzi, provenienti dalla collezione civica e acquisiti sul mercato antiquario internazionale, accompagnano in un crescendo di meraviglia fino al Fregio, riproposto con oggetti originali, strumenti di misurazione, astronomici e astrologici.
Con l'inaugurazione del Museo si aprono le celebrazioni per il V centenario della scomparsa di Giorgione: un anno di eventi che portano alla grande mostra dedicata al Maestro, in programma tra dicembre 2009 e aprile 2010, ospitata proprio tra le sale museali per proporre, oltre ai capolavori di Giorgione, straordinari dipinti di artisti del suo tempo, da Tiziano a Bellini, da Dürer a Sebastiano del Piombo.

Giorgione è una delle figure più enigmatiche che abbiano mai attraversato la storia della pittura. La ricostruzione del suo catalogo è oggetto di ininterrotti dibattiti, le opere a lui ascritte, nessuna delle quali firmata, sono sottoposte a continue verifiche attributive e la loro iconografia suscita altrettanto innumerevoli interpretazioni. Attivo sulla scena pittorica veneziana per poco più di dieci anni, un breve intervallo che tuttavia costituisce una fonte inesauribile per le indagini degli studiosi, celebrato dai suoi contemporanei, è un artista che agli occhi dei posteri ha rapidamente assunto proporzioni leggendarie. In lui si é visto il genio che si impone al mondo con la forza della sua arte: un'apparizione repentina ma sfolgorante, destinata a rifulgere nei secoli. Le fonti cinquecentesche lo identificano in base alla città di origine, Castelfranco Veneto, dove sarebbe nato intorno al 1477-1478. La data approssimativa della sua morte si ricava da uno scambio epistolare tra Isabella d'Este e il suo agente, che ci informa che nel 1510 egli era da poco deceduto. Alcuni anni dopo Giorgio da Castelfranco (Zorzi, o Zorzo, alla veneta), è citato con l'appellativo di Giorgione, a significarne l'alta statura morale oltre che fisica. I commenti iperbolici che da allora lo hanno acompagnato sono stati ricondotti entro i termini di una rigorosa ricerca, tuttavia non c'è dubbio che la sua fama sia interamente meritata. Anche restringendo al numero minimo le opere da lui prodotte, rimane il fatto che esse hanno segnato in mondo indelebile la pittura veneta, imprimendole una svolta decisiva verso la modernità.

La casa è costituita da un corpo centrale e da due avancorpi laterali.

Il nucleo originario dell’edificio risale probabilmente al secolo XIV e l’impronta gotica si avverte nella semifinestra lobata al primo piano. Gli effetti degli ampliamenti e delle ristrutturazioni intervenute tra il XV e il XVI secolo, sono leggibili nella loggia (colonnina in pietra tenera affine alle colonne della loggia del Barco Cornaro di Altivole) che si apre al primo piano del corpo di collegamento tra i due comparti nord e sud e nell’organizzazione interna dei vani, articolata secondo lo schema tipologico della casa veneziana (saloni passanti al piano terra e al primo piano, dai quali si accede ai vani laterali). Purtroppo, questo schema è stato parzialmente alterato dalla mutilazione, intervenuta nel 1831, del settore prospettante sul fianco orientale del Duomo di S. Liberale. La sala del ‘Fregio’ di Giorgione presenta ancora oggi due porte otturate che costituivano l’accesso ad altrettante stanze della porzione di casa demolita. L’alto muro di cinta fu eretto contemporaneamente all’intervento ottocentesco al fine di trasmettere la memoria topografica dell’estensione verso ovest della casa.

‘Casa di Giorgione’ è luogo di memoria giorgionesca e non solo per il ‘Fregio’. Secondo una fonte seicentesca, qui sarebbe nato il pittore intorno al 1477-1478 (morirà nel 1510). La proprietà assegnata dall’estimo cittadino del 1555 al nobile di Castelfranco Francesco Barbarella del fu Alvise potrebbe corroborare la tradizione di un legame parentale o anche solo di committenza tra questo illustre casato e Giorgione.  Nel 1665, la casa passa dai Barbarella ai Marta. Dal 1700 al 1810 appartiene ai Zabottini; nel 1831 è di Francesco Trevisan, medico e letterato, che ne intraprende la ristrutturazione, quindi della famiglia Pellizzari. Ridotta ad abitazione, bottega di falegname e magazzino, la ‘Casa di Giorgione’ è acquistata nel 1954 dall’Ente Provinciale del Turismo di Treviso, per meritoria iniziativa di Bepi Mazzotti; nel 1973-74 rinasce dopo il radicale restauro sostenuto dal Comune di Castelfranco Veneto su progetto dello Studio di architettura Bellavitis & Valle di Venezia; successivamente transita nella proprietà della Provincia di Treviso, poi della Regione del Veneto ed infine del Comune di Castelfranco Veneto, dal 29 dicembre 1998.

La casa è stata restaurata e ristrutturata tre il 2002 e il 2003 a cura e spese della Fondazione Cassamarca di Treviso che si è avvalsa della progettazione curata dallo studio Carli-Moschino di Padova e degli indirizzi e supervisione della Soprintendeza ai Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto e della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto. Nel corso dei recenti lavori sono stati recuperati e restaurati un elegante fregio decorativo del sec. XVI, opera di frescante veneto (sala d’ingresso del piano primo) e un ciclo di affreschi con scene bibliche e di paesaggio, opera di frescante veneto della seconda metà del sec. XVI (studiolo del piano primo).

Il book-shop fornisce al visitatore videocassette, guide e pubblicazioni introduttive alla conoscenza della città e del suo patrimonio architettonico ed artistico.

Il Fregio di Giorgione (1502-1503)

Le pareti della sala maggiore (primo piano) sone decorate da due fregi (est: cm. 77 x 1588; ovest: cm. 76 x 1574) in monocromo di terra gialla ravvivato da lumeggiature di biacca ed ombreggiato da tratti di bistro.

Il fregio della parete est, quasi unanimemente attribuito a Giorgione (J. Anderson e V. Sgarbi, invece, lo assegnano ad un ignoto pittore) è opera densa di significati esoterici ed allegorici sottesi ad una sequenza solo apparentemente inventariale, descrittiva di oggetti e strumenti, alternati a tondi, raffiguranti teste di uomini illustri e a motti entro cartigli, desunti dalla Bibbia, dal Bellum Catilinae di Sallustio e dalle Sententiae di Publilio Siro. L’ermetismo intrinseco alla fascia giorgionesca ha indotto, nella critica, numerose e tra loro diverse letture interpretative. Una tra le più note, sicuramente quella più storicizzata, ravvisa, come tema conduttore del Fregio la consapevolezza della caducità della vita umana e l’esaltazione della Virtus e della Fama , conquistata attraverso le ‘Arti Liberali’ (letteratura, astronomia, musica, pittura), grazie alle quali è possibile superare la dimensione del concreto operare proprio delle ‘Arti Meccaniche’.
I riferimenti culturali sono identificati in libri quali la Sphaera Mundi di Giovanni Sacrobosco (1478) e l’ Hypnerotomachia Poliphili del frate Francesco Colonna (1472).
Un’altra corrente di critica, meno diffusa, ma assai interessante (M. Pastore Stocchi, S. D’Amicone, A. Gentili), interpreta l’opera di Giorgione in chiave astrologica, muovendo dalla predominanza della sezione astronomica (un terzo dell’intero Fregio: una sfera celeste, un sestante, una sfera armillare, le eclissi di luna e di sole, squadre, compassi, un astrolabio, figure geometriche, un regolo a squadra, un medaglione con un vecchio barbuto - forse Mosè - circonvoluzioni planetarie). All’epoca, l’indagine astronomica è finalizzata alla previsione astrologica, a propria volta funzionale al pronostico sugli eventi umani. Un’astrologia, beninteso, scientifica, teorizzata da Giovanni Battista Abioso ( Dialogus in Astrologiae defensionem , 1494) e Giovanni da Monteregio ( Epytoma in Almagestum Ptolomei , 1496).
Nel Fregio, dopo libri, calamai, occhiali, una clessidra e due cartigli allusivi al veloce trascorrere del tempo ( UMBRE TRANSITUS EST TEMPUS NOSTRUM ) e alla nobiltà ed eternità della virtù ( SOLA VIRTUS CLARA AETERNAQUE HABETUR ), intercalati da una testa di vecchio sapiente arabo (Averroè?), sono raffigurate la grande congiunzione di Saturno, Giove e Marte in Cancro, verificatasi tra l’ottobre 1503 e il giugno 1504, l’eclissi di sole del 1502 e l’eclisse totale di luna del 1504 (donde la datazione del Fregio al 1502-1503). Questi eventi astrali erano ritenuti nefasti ed apportatori di squilibrio cosmico e di terribili sciagure belliche, alle quali si riferiscono i successivi due trofei d’armi (un fascio littorio, picche, alabarde, uno zucchetto, una celata; spade incrociate, schinieri, pròtomi belluine). L’ira celeste si riversa sull’umanità. Per il sapere e per le arti non c’è futuro. La decadenza non risparmia neppure la musica e la pittura: gli strumenti musicali giacciono muti o senza corde (un clavicordo a tangenti, un liuto, una viella, flauti, una sonagliera, una gironda, un altro clavicordo, un tamburello con cimbali ed ancora flauti); nello studio del pittore sembrano abbandonati incerti disegni (S. Giovanni Battista), mediocri abbozzi di quadri (su cavalletto) e di prospettive (nel volume aperto), e poi compassi, pennelli, ciottole di colori, calchi di gemme o di cammei antichi. SI PRUDENS ESSE CUPIS IN FUTURA PROSPECUTM INTENDE (‘Se vuoi essere saggio volgi lo sguardo al futuro’) recita il motto del penultimo cartiglio (l’ultimo è illeggibile): un monito che indica nella saggezza e nella ragione il solo mezzo per restituire un futuro positivo all’uomo e alle arti.

La struttura concettuale e figurativa del fregio di Giorgione non trova riscontro nel fregio della parete ovest, attribuito ad un anonimo e meno ispirato imitatore. Un «soffio sconvolgente» (R. Maschio) sembra percorrere la fascia decorata, fitta di oggetti disposti alla rinfusa, con qualche targa inserita casualmente. Armi e ed armature, un motto sul rapido trascorrere del tempo, strumenti musicali tra un orologio ad acqua, una maschera funebre virile, una testa di medusa e un cranio di cavallo, ed ancora un campionario di armi, sono tutti temi iconografici scompostamente desunti dal fregio est, premessa senza filo conduttore per una sequenza di oggetti propri dell’equitazione, della navigazione e dell’arte fabbrile. L’epilogo è affidato ad un’immagine di morte: un volto di uomo gonfio, con gli occhi chiusi e i baffi, un monito, forse, da leggersi nella giustapposizione al motto iniziale del fregio est, ove si ricorda che ‘il nostro tempo è il passaggio di un’ombra'.

Indirizzo

Piazza S. Liberale, 31033 Castelfranco Veneto (TV)

Orari al pubblico

Giorno Mattino Pomeriggio
Martedì 10.00-13.00
La biglietteria chiude alle 12.30
Mercoledì 10.00-13.00
La biglietteria chiude alle 12.30
Giovedì 10.00-13.00
La biglietteria chiude alle 12.30
Venerdì 10.00-18.00
La biglietteria chiude alle 17.30
Sabato 10.00-18.00
La biglietteria chiude alle 17.30
Domenica 10.00-18.00
La biglietteria chiude alle 17.30

Contatti

Servizi

Il Museo e' dotato di guardaroba, ascensore, zona pit-stop, area creativa bimbi.

Modalità d'accesso

Accesso consentito con biglietto durante gli orari d'apertura

Ulteriori informazioni

Per ulteriori informazioni: www.museocasagiorgione.it

Ultimo aggiornamento: 25/06/2024, ore 09:41

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